shiatsu in oncologia

Shiatsu in oncologia: la mia esperienza in day hospital

Un filo invisibile

Shiatsu in oncologia

Entro in ospedale.
Stessa strada, stessa ora, stesso piano, stessa porta.
Mentre mi avvicino al reparto, spero con tutto il cuore di incontrarlo, lo spero dalla prima volta che ci siamo incontrati.
Sembra che io stia parlando di un legame d’amore, ma non è così.

Di cosa sto parlando?

È un filo invisibile che creo con delle persone che so di poter aiutare.
Spero con tutta me stessa di trovarmeli vicini in modo da ritagliare uno spazio per il trattamento.
So che le pressioni, l’energia positiva e tanta tanta gratitudine possono fare la differenza!
Spero, spero e nella prima porta chi trovo?
Signor X.
Se una persona lo osservasse da fuori non direbbe mai che ha una malattia grave con una percentuale di guarigione limitata.
Eppure lui è lì, lotta con tutte le sue forze e, a differenza di molti, riesce a mantenere ancora viva l’energia positiva!
Lo stimo e al tempo stesso vorrei urlargli “lavora sulla tua vita nel ramo delle preoccupazioni e della famiglia, del senso di colpa”.

Buffo vero?

In Occidente potremmo quasi entrare in psichiatria se diciamo a squarciagola a qualcuno che il motivo per cui è sdraiato su di un lettino d’ospedale è nella testa.
In Oriente sarebbe strano se questo non venisse detto.
“Speravo tanto di incontrarti”
“Non ci credo”
“Credici, hai voglia di ricevere?” Chiedo sorridendo.
Lui accetta con piacere.

 

Il trattamento ha inizio

Chiude gli occhi e inizia a rilassarsi.
“Madonna, non sento più la gamba. Sento il calore delle tue mani penetrare la tuta”
Sorrido, ringrazio.
Pressione dopo pressione le tensioni si sciolgono e il suo respiro inizia a diventare più calmo e profondo.
Amo il mio lavoro, il potere di aiutare le persone a connettersi con se stesse!
Così come amo riuscire a vedere un respiro che rallenta come se chi lo esala si stesse godendo il panorama.
Amo osservare l’espressione tesa e tirata trasformarsi in un sorriso colmo di pace e gratitudine.
Amo semplicemente riuscire a comunicare con le mani, come se ogni cellula del ricevente potesse sentirmi.
Continuo a sorridere, a ripetermi il mantra “grazie” come se stessi ascoltando un disco rotto, ma so che la gratitudine e l’aiuto dell’universo possono trasformare le semplici mani di una ragazza in strumenti per il benessere profondo.
Apre gli occhi, il trattamento è finito.
Il suo corpo è in uno stato di relax assoluto.
“Mi sembrava che tutto mi scendesse nelle gambe e uscisse, sei fantastica, GRAZIE!”
Queste parole sono il mio carburante, la benzina che mi permette di andare avanti e vivere quest’esperienza con il cuore che risuona di gioia.



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